Succede che, in un pomeriggio che avremmo dedicato, che so, a rimettere a posto l’armadio, una vicina ( simpatica) ci inviti da lei ad assaggiare una torta nuova appena inventata. Le risposte possono essere due: accettiamo l’invito lasciando i vestiti invernali ed estivi a condividere pacificamente lo spazio o rifiutiamo e continuiamo a riordinare. La scelta dipende da tante cose: quanto l’armadio è in disordine, quanto lo sopportiamo, il disordine, quanto invece abbiamo voglia di una pausa, quanto siamo curiose del termine nuova. Ossia, si potrebbe dire che siamo disposti a deviare dalla nostra routine quanto siamo incuriositi da quello che ci succede, dall’imprevisto.

L’imprevisto è uno strano accidente che capita e ci ben dispone o mal dispone ad accoglierlo.

Adesso può succedere, a chi scrive, che all’improvviso un personaggio non voluto, non pensato e non programmato, si inserisca nella trama e si imponga. Un “personaggio in cerca d’autore”, che pretende che gli si faccia spazio in una storia che non lo prevedeva, che non lo riteneva necessario per il proseguimento del racconto, che perfino contrasta con l’atmosfera generale della trama. Cosa fare del personaggio molesto, dell’intruso?

E perché si verifica questo misterioso fenomeno? Io credo che sia perché, dentro la nostra memoria, si sono fissati migliaia di incontri fatti, migliaia di persone incontrate e depositate lì, in attesa di vedere la luce. Immagino storie e storie che stanno tutte accatastate come cianfrusaglie nello scatolone della nostra memoria. Scrivere, ma anche semplicemente pensare, ogni tanto tira fuori dal buio uno di questi incontri: una bambina in spiaggia con una scarpa sola, un uomo sull’autobus che grida contro i suoi nemici immaginari, un ragazzo bellissimo con i capelli lunghi che ci ha sfiorato un attimo alla cassa del bar.

Il mio intruso è arrivato qualche giorno fa.

Sto scrivendo, in questo periodo, una storia che non lo riguarda. Una storia difficile in cui lui non è previsto, non c’entra, non lo voglio, mi disturba. Ma lui sta lì, sulle righe delle pagine, un vecchio ubriacone che sostiene di chiamarsi Christian, – ma tu puoi chiamarmi Cris – mi ha detto prendendosi subito confidenza.

-Senti un po’ Christian – gli ho detto stamattina, – fammi un piacere – gli ho detto –  fila via che non mi servi a niente. Mi dai fastidio. Smamma, sciò. Ma sapete come succede con questi vecchi imbroglioni: ha fatto amicizia (se così si può dire) con il protagonista del mio libro. E adesso sono inseparabili, filano l’amore perfetto e non so come liberarmi di lui. Mi sa che sarò costretta a tenermelo, Cris.

E beve come una spugna, cosa che non posso proprio sopportare e adesso, in questo preciso momento, sta offrendo da bere anche a lui, il mio prediletto, il protagonista.

E, insomma, mi sa che questa storia andrà a finire proprio male.

Tutto sommato, se suona al campanello la vostra vicina per offrirvi una fetta della sua torta nuova, fate una cosa, lasciatela fuori e continuate a riordinare l’armadio.

Consiglio di lettura: Sei personaggi in cerca d’autore, di Pirandello.