Un mio vecchio professore di psichiatria, dei tempi in cui mi stavo specializzando a Bologna, ci aveva insegnato quella che era la formula della felicità. La felicità, diceva, è essere egoisti. L’egoismo è spesso considerato negativamente, ma in realtà l’egoismo significa fare ciò che ci piace. Semplicemente. Con l’unico codicillo: quello che ci piace NON deve essere fatto danneggiando gli altri.

Ci ho pensato molto alla frase del mio vecchio prof., uomo saggio e giusto come ne ho trovato pochi nell’ambiente universitario; ci ho pensato perché – un paio di settimane fa – ha cominciato a frullarmi in testa un’idea. Un’idea terribilmente egoistica: prendermi un mese intero tutto per me.

Ora fate la prova: andate dai vostri parenti, amici, familiari, vicini di casa e dite: per un mese non sarò disponibile. Naturalmente per permettervi questa libertà dovrete aver predisposto tutto, organizzato la mamma, i gatti, l’annaffiatura del terrazzo, il ritiro delle raccomandate, dato un orario serale nel quale sarete raggiungibile ma, durante il giorno non guarderete il telefono. Non aprirete allo squillo del campanello di casa. Non guarderete face book. NON guarderete la televisione. Provate a dire ai vostri cari che avete questo progetto. Le risposte saranno:

Mi eri accorta che eri un po’ esaurita. Non puoi farti un po’ di punture?( zia Tommy, la mia adorata zia preferita)

Davvero???!!!Ma fai bene!!! ( amica cara e un po’ pedante; sottotesto: non sei mica tutta a posto con la testa)

Perché non fai un viaggio, invece? ( varie)

Dovevi farlo prima, ormai… ( mamma. Vabbè, quando incontrate un- una psichiatra sapete già tutto di sua madre)

Davvero? Bravissima. Ma se poi c’è un incendio o si rompe un tubo? Se…(amica ansiosa in attesa di catastrofi)

Fai bene! (figlia, e qui metteteci un cuore)

Perché, se c’è una cosa che ci fa una paura tremenda, è l’idea di prendersi un po’ di libertà. Senza che la routine quotidiana ci rassicuri con la sua sistematica suddivisione del tempo, dei micro impegni che si aggrappano ai macri, facendoci sentire indaffarati, pieni. Ebbene, ho deciso di andare ad ascoltare il mio vuoto. Mi accompagna una frase che mi frulla in mente e che è l’inizio di un romanzo che voglio/ debbo scrivere. Mi sono data un mese ( week end esclusi perché mamma gatti terrazzo figlia non si sono mica smaterializzati) per vedere se, da quella frase di cinque righe, può venirne fuori un libro. Per ora conosco solo tre dei personaggi che voglio raccontare, non so cosa faranno, come evolveranno, SE evolveranno. Poi, se volete, vi terrò informati. Non sarebbe interessante, per chi amai libri e la lettura, seguire l’evolversi di questa grvidanza?

Lo spero. E allora, a presto.

Dice, cosa c’entra adesso il gatto? Il gatto è un filosofo: fa quello che fa piacere a lui senza che questo significhi far dispiacere agli altri.

Se volete leggere questo piccolissimo estratto de “ L’elogio del barista” dove si parla di gatti e strategie di libertà, eccolo.

(…) Un’altra strategia è portare casa un gatto. Non un cane ma un gatto: è più utile per tutte quelle persone che hanno difficoltà a tenere una giusta distanza nelle relazioni.

Tutti quelli che hanno un gatto sanno che non è vero che sia falso o indifferente, tutt’altro: il gatto è un animale molto affettuoso e capace di mettersi in rapporto con voi, ma non riconosce due categorie che noi umani teniamo in gran conto: l’obbedire e il comandare. Il gatto non vi obbedisce non perché sia egoista, ma perché non ne vede il motivo.

Provate a dire a un gatto:” seduto” o “cuccia”, vi guarderà con i suoi magici occhi verdi e voi vi sentirete inguaribilmente stupidi.

Il gatto, per contro, non vi comanda neanche; non pretenderà che vi alziate all’alba per portarlo a fare una passeggiata, non vi guarderà con aria pietosa mentre voi fate uno spuntino. Se gli interessa quello che state mangiando si servirà da solo, risparmiandovi occhi languidi e sensi di colpa. Quello che erroneamente viene chiamato “rubare” è in verità un gesto di indipendenza nel procurarsi il cibo.

Il gatto si siederà accanto a voi mentre scrivete o leggete o lavate l’insalata, ma sparirà magicamente se pretendete di afferrarlo con la forza. Il gatto può smaterializzarsi fin quando non avete capito che non lo dovete catturare, e ricomparirà al vostro fianco appena vi siete convinti di lasciarlo in pace.

Il gatto è la rappresentazione pura della libertà e dell’affetto senza tessera di scambio: un gatto non lo si compera ma lo si conquista. E solo e quando lo avrete conquistato capirete che, in realtà, è lui che ha conquistato voi e che tutte le cose dette sopra sono false perché il gatto adora comandare e vi comanderà e voi obbedirete con gioia!