C’era una vorta un Re cche ddar palazzo
mannò ffora a li popoli st’editto:
“Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo,
sori vassalli bbugiaroni, e zzitto.
Io fo ddritto lo storto e storto er ddritto:
pòzzo vénneve a ttutti a un tant’er mazzo:
Io, si vve fo impiccà nun ve strapazzo,
ché la vita e la robba Io ve l’affitto.
Chi abbita a sto monno senza er titolo
o dde Papa, o dde Re, o dd’Imperatore,
quello nun pò avé mmai vosce in capitolo!”.
Co st’editto annò er Boja per ccuriero,
interroganno tutti in zur tenore;
e arisposeno tutti: “È vvero, è vvero!”
C’era una volta un Re che dal palazzo
mandò in piazza al popolo quest’editto:
“Io sono io, e voi non siete un cazzo,
signori vassalli invigliacchiti, e silenzio.
Io sono capace di cambiare una cosa da uno stato all’altro e viceversa:
Io vi posso barattare tutti per un nonnulla:
Io se vi faccio impiccare tutti non vi faccio torto,
Visto che Io ho il potere di darvi la vita e quel con cui vivere.
Chi vive in questo mondo senza possedere la carica
o di Papa, o di Monarca o di Imperatore,
colui non potrà mai far sentire la sua voce in pubblico!”.
Con tale editto si recò il boia come portavoce,
chiamando all’attenzione tutti quanti a gran voce;
e il popolo intero rispose: “È vero, è vero!”

Riflessioni sparse su alcune cose che ho capito in questi ultimi due mesi, più varie ed eventuali
 

Rapporti umani

E così finisce questa lunga e calda estate. Pronti partenza via. Ed ecco a noi l’autunno, con le sue foglie gialle e le sue malinconie. Che a molti piacciono e a me fanno venire voglia di morire. No, vabbè, non proprio, dico così solo per essere un po’ compassionata. Ammesso che “compassionata” si possa dire. Comunque, un po’ di malinconia sì. E quando sono malinconica penso.

E allora pensavo, in questi giorni, a varie cose. Certo, varie cose è una frase un po’ generica. Pensavo a me, a quello che vorrei e non vorrei, alla noia, al senso delle cose, all’impegno politico e umano, alla fatica dei rapporti umani…

Perché i rapporti umani sono faticosi, non so se ve ne siete accorti. Ve ne siete accorti? Cioè, non dico con la suocera o il cognato o la zia Luisa che non si decise a lasciarci in eredità, pur andando per i novantasei, la sua maggiolino cabriolet color putrefazione. No no, quella è roba facile.

Per la suocera: mettete due (due, non di più) goccine di benzodiazepine, si intende Lexotan, Tavor, Xanax o equivalenti, nel tè delle cinque e potete sopportare di sopportare (la ripetizione è voluta) per altre ventiquattro ore la sua presenza a casa vostra.

Il cognato. Ma del cognato che ve ne frega? Abita a Cremona, città “che ci sia, ciascun dice; dove sia, nessun lo sa. Qualcuno è mai stato a Cremona? Non credo, nel caso sarei felice di conoscerlo. La zia Luisa, bè, vi dico un segreto: le zie Luise, con maggiolino o con bilocale all’isola del Giglio, NON MUOIONO MAI. Fatevene una ragione, prenotate su booking un posto a vostra scelta perché la zia Luisa non ve lo lascerà il suo bilocale vista mare. Per anni e anni e anni, bon.

Invece ci sono rapporti umani più complicati da gestire. Non vorrei parlare di politica, ma poiché tutto è politica, cominciando dalla scelta delle melanzane (lunghe o globose? Lunghe, sono più sode, allora lunghe, grazie), questa mattina mi sono svegliata un po’ così. Motivi personali che dopo racconterò. Lo so che non ve ne importa. Ma lo racconterò lo stesso, primo perché questo post è mio, (IO SONO IO, vedete come è facile cascarci?) poi perché partendo dal personale si può arrivare all’universale, n’est ce pas?

Premio Nobel

Allora ho immaginato (questa mattina) di ricevere, un bel giorno, una telefonata da Stoccolma. O magari un telegramma perché i tipi di Stoccolma mi hanno più l’aria da telegramma.

Pregiatissima dottoressa, per incarico dell’Accademia Svedese ho l’onore di informarLa che l’Accademia Le ha conferito il premio Nobel per la matematica. L’invito a recarsi a Stoccolma a ritirare (eccetera eccetera).

Dice, ci vai di corsa. No, perché l’unica volta che ho avuto un’illuminazione in matematica è stata in quarta elementare quando sono riuscita a fare 94: 6 = 15,6 (periodico) e che dopo la maestra ha chiamato mia mamma per comunicarle questa bella notizia e mia mamma l’ha raccontato a mia nonna che ha pianto dalla commozione e poi mi ha regalato un confetto. La zia Luisa invece non mi ha regalato niente e lì per lì ha fatto anche finta di non conoscermi.

Invece il signor Luigi Di Maio e scusate se dico il nome, Luigi di Maio, ma non saprei come altro chiamarlo, a meno che non preferiate Maio Di Luigi o Di Luigi Maio e però cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia (perché questa regola matematica poi l’ho imparata) e non si tratta di fare politica che non mi interessa proprio e a Luigi Di Maio io gli voglio pure un po’ di bene perché io ai giovani gli voglio bene perché sono anche la nostra speranza e il nostro futuro e la fiducia è uno dei miei attrezzi del mestiere ma, ditemi voi, se Luigi Di Maio ministro degli esteri ( ma veramente? Sì!)  non è un tipico caso di “IO SONO IO E VOI NON SIETE UN CAZZO”.

Dice, ma il pezzo personale? Lo so che non lo dite e state andando a prendere qualcosa da bere al frigo o state spulciando le bollette (attenzione, sta arrivando la prima rata condominiale) e non ve ne importa niente, ma adesso vi racconto la mia personale versione estiva di “IO SONO IO ecc…” Premetto che la farò un po’ lunghina. Il titolo è

Agenzie letterarie

Io scrivo. Scribacchio. Mi diverto. A volte non posso farne a meno. Una mania, si capisce. C’è chi colleziona francobolliMi ha aiutato, nella parte organizzativa di questa cosa, una dolce e simpatica signora, ora mia amica, che mi ha fatto da agente in questi anni. Con un certo successo, posso dire: un paio di libri decentemente piazzati. Poi, la mia agente, ha deciso che voleva fare altro, tipo cercare sé stessa sulla riva di un lago e insomma, cosa dovevo fare? Non potevo mica legarla e così ho cercato un’altra agenzia. Questa delle agenzie letterarie, credetemi, è una categoria complicata: neghittosi, considerano lo scrittore (tranne che sia Stephen King) un noioso accidenti nella gestione altrimenti perfetta della loro routine. Accettano di leggerli (dietro compenso, come è giusto) ma preferirebbero che al bonifico non seguisse l’invio del manoscritto. Ecchéccazzo. Questo qui non vorrà mica che lo leggiamo? E che gli diamo indicazioni, e ci piace e non ci piace e la scheda, mai che si accontentassero di un like sulla loro pagina e insomma, signora mia, non vede che abbiamo da fare, stia buona che ci abbiamo i nostri impegni…

E insomma io, questa estate, ho scritto un libro. Cioè, ho finito di scriverlo, mentre la mia ex agente rifletteva sulla vita in riva a un lago. E, dopo una serie di sole, ho pescato un’agenzia letteraria seria. Così seria che, dietro compenso, (sono ripetitiva, ma lo ritengo necessario) ti dice che leggerà il tuo romanzo e ti fornirà una scheda il giorno x all’ora y. Niente meno. Manco gli svizzeri. Che fortuna. Faccio quanto richiesto, spedisco il tutto e aspetto fiduciosa. 12 luglio ore 16,30, giorno e ora concordati per ricevere la loro valutazione. Ci interessa, non ci interessa, ci fa schifo, si tolga di mezzo. Riassumo con I (io) A (agenzia) la nostra triste storia.

12 luglio, ore 16,30. Niente. Vabbè, non voglio essere oppressiva. Facciamo passare una settimana. No, dai, dieci giorni.

I – 22 luglio, timida mail. Non ho ricevuto…

A – Scheda mandata

I – Ho rovistato ovunque, anche nello spam. Niente.

A – Boh.

I- (Tono fantozziano) Vabbè, senza fretta, se la potete rimandare…

A Tra qualche settimana. Testo interessante, vorremmo approfondire.

I- Certamente. Con comodo.

Eccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccetera

Lasciamo passare agosto. Agosto, si sa, moglie mia non ti conosco. E poi che caldo, non è vero? Facciamo passare anche un po’ di settembre.

-I 15 settembre (tono un po’meno fantozziano) Allora?

-A Silenzio.

I- 18 settembre. Avrei dovuto ricevere…

A- La scheda le verrà mandata a fine ottobre, se proprio ha urgenza possiamo anticipare…

Cosa avrei dovuto fare, secondo voi? Discutere sul senso del tempo, sulla linearità dello stesso, sulla ipotesi della sua circolarità per cui ottobre potrebbe essere effettivamente in anticipo su luglio? Mi è mancata la costanza. La forza. Il carattere. Ho adottato una formula che usava il figlio bambino di una mia amica, quando diceva: Dichiarati perdente.

E così ho fatto. Perché funziona così, perché

IO SONO IO E VOI NON SIETE UN CAZZO.

Perciò, se vi dovesse scrivere l’accademia svedese per conferirvi il Nobel per la vostra ricerca sulla fisica quantistica che volete che vi dica, accettate.

Qualche vostra esperienza in proposito di questa formuletta?

Fatemi sapere, se volete!