Horror vacui, horror pleni

Qualche settimana fa ho letto su fb il post di Alessandra Di Sante, che potete leggere alla fine.

Parla di come la sua casa si sia riempita man mano di cose, oggetti, fatture, scaffali e… È molto divertente, ma ha me ha fatto venire un po’ di angoscia e adesso, se vi va, vi racconto il perché. Avevo, molti anni, fa un amico (ma no, vi dirò la verità) era un amore, quindi avevo questo amore mio affetto da un gravissimo disturbo: l’horror vacui. Non poteva sopportare di vedere il più piccolo spazio vuoto in casa: le pareti erano piene di quadri, quadretti, manifesti, proclami, diplomi di laurea, cornicine, mensoline e minuscole acquasantiere. Ogni superficie libera dei mobili era coperta di tovaglie e tovagliette, piatti e piattini, caraffe e ciotoline, i centrini all’uncinetto pendevano orgogliosi da qualunque cosa da cui potessero pendere e, un brutto giorno, mi accorsi che anche i termosifoni erano stati dotati, come copertura, di sciarpette ricamate a punto croce.

Questo mio amore era affetto, oltre che da un grave horror vacui, anche da una certa permalosità perciò, quando feci una battuta (innocente) chiedendogli se avesse intenzione di mettere qualche quadro anche sul pavimento e, nel caso, come avrebbe fatto a inchiodarlo, sentii un lieve ma deciso scricchiolio nel suo sentimento per me. Ma, mentre credevo di aver fatto una (seppur poco apprezzata) battuta, la realtà rapidamente superò ogni mia più catastrofica previsione: un giorno, con costernazione, vidi che sulle pareti esterne della villetta di campagna in cui abitava – e che io condividevo con lui per qualche giorno alla settimana – aveva fissato enormi pannelli di legno raffiguranti copie di quadri famosi. Aveva trattato i pannelli con una speciale vernice protettiva, disse, ma quando un brutto giorno di pioggia, I pioppi (riproduzione di Monet) si ripiegarono su sé stessi e colarono giù lungo le pareti, e io risi, sentii che il lieve scricchiolio del suo sentimento per me si era fatto rombo di tuono. Schiodò i pannelli ad uno a uno: I pioppi, Il bacio di Klimt, e un’opera di un artista locale Le beccacce, senza mai rivolgermi uno sguardo. Due giorni dopo aveva riverniciato le pareti di un bel colore arancione e incaricato un ragazzo del posto di dipingerle con un tromp-l’oeil raffigurante una scena di caccia alla volpe.

Arrivò il ragazzo incaricato di dipingere la scena di caccia e io feci la mia valigina rossa e mi chiusi la porta alle spalle. Rubai, solo per ricordo, un oggettino di ceramica raffigurante una pastorella.

Io adesso soffro della patologia opposta: l’horror pleni. Le mie pareti sono bianche, cerco di liberarmi di ogni oggetto superfluo e compro solo quanto mi è strettamente necessario. E la vista anche di un solo centrino può provocarmi gravi attacchi di panico.

E, ah no, non sono mai stata perdonata!

 

 

 

Succede uno strano fenomeno

 All’ inizio avevamo un tavolone, un mobile basso, la cucina, l’armadio due librerie, un cassettone. I libri si accumulavano in doppia fila sulla libreria, il tavolone era libero, i documenti, le bollette pagate, le bollette dimenticate, stavano in una scrivania dell’Ikea nel cosiddetto studiolo insieme al PC e alla stampante.

Poi Arrivarono in eredità due cassettoni, un tavolino ovale, una consolle, cambiammo le librerie che diventarono tre, alte fino al soffitto. I libri si accumularono nelle librerie in tre file i documenti vennero infilati in tre capaci scatoloni opportunamente deposti all’ interno di una delle librerie, ma cominciarono a depositarsi anche nel cosiddetto cassetto segreto di uno dei cassettoni. Il tavolo ovale che doveva fungere da scrivania si riempì in fretta di libri, fogli scritti, quadernetti di appunti. Lo sgabello accanto al divano dello studio si coprì in un attimo di libri in lettura, quadernetti di poesiole, di appunti di viaggio, sicché la lampada divenne un’ ospite sempre in procinto di andarsene.

La consolle sostituì la scrivania Ikea nello ” studiolo” e cominciò ad ospitare il PC e tutto quello armamentario per l’adsl. Il tavolo da pranzo cominciò ad essere occupato da alcuni libri. Accanto al divano del soggiorno apparve un contenitore per giornali, magazine, libri marginali. Poi si aggiunse un carrello ripescato dalla cantina, rapidamente si riempì di bollette pagate e anche da pagare, ricette scadute e ricette ancora valide che però nessuno ricordava dove fossero. Il tavolone cominciò ad avere come ospite fisso il PC, poi si aggiunsero libri, libri comparvero sul cassettone della camera da letto, poi andarono a sistemarsi in pile dall’ equilibrio incerto sul cassettone dello studio, e sulla consolle, i documenti cominciarono a riempire portacarte e una specie di vaso greco troneggiante sul cassettone che ci sembrava inutile e si rivelò invece utilissimo.

Ora siamo quasi sommersi da fogli e foglietti con appunti, scritti vari, ricevute, comunicazioni bancarie ancora sigillate nella loro busta. I libri imperversano ormai padroni, si spostano da soli: la sera sono sul tavolo e al mattino se ne sono andati, si cercano volumi per ore, qualcuno si è rifugiato in cantina e bisogna andare a stanarlo fin lì.

 Di Alessandra Di Sante