Xiu Mei ha dormito per quasi tutto il volo. Ha anche sognato la nonna che le regalava un pacchetto di biscotti alla liquirizia e ripeteva quella parola: wèilài*, wèilài.  Adesso si è svegliata e non è più in aereo ma sta scendendo la scaletta in braccio a suo padre, il viso tondo come una  monetina che oscilla qua e là sulla sua spalla. L’aria le lecca la faccia come un fiato caldo. L’aria è umida come la lingua del suo cane Pae che è rimasto a casa.

­“Pae?” chiama, ma a bassa voce. E’ piccola ma non sciocca, sa che Pae non è lì. Ma pronunciare il suo nome la fa sentire meno estranea in quel posto confuso dove si trova adesso.

Si mette una mano in tasca ma non trova nessun pacchetto di biscotti. Ne immagina il sapore dolce piccante sulla punta della lingua e gli occhi le si accendono di lacrime.  

‘Non devi piangere mai’ le  ha detto la nonna  ‘devi essere brava con i tuoi genitori che vanno lontano per un futuro migliore. Wèilài’.

Di tutta quella lunga frase Xiu Mei ha capito solo ‘non devi piangere.’ ‘Futuro/ wèilài’ invece le è sembrata una parola bellissima, che però non vuole dire niente.

Non devi piangere.  Perciò spalanca gli occhi per impedire alle lacrime di scendere e allora le vede. Tutte quelle facce che ondeggiano sotto di lei.

Facce enormi, occhi rotondi, grandi bocche spalancate che parlano una cantilena  aspra, ruvida, e molte di quelle facce hanno  peli in posti strani, attorno alla bocca, sotto il mento, dentro il naso!

‘Vai…arrivo… presto’ . ‘Nai… nanana… ne’.  I suoni escono striduli da quelle bocche pelose.

Xiu Mei guarda la madre che cammina lenta a fianco di suo padre. Da lassù, dove è lei, vede le sue ciglia abbassate, le sue lunghe palpebre come petali rosa.

Glielo aveva detto: faremo un viaggio bellissimo, voleremo tra nuvole e montagne, vedremo le piccole rondini e le grandi aquile e i pesci lucenti che danzano dentro il mare. Vedremo il mare.

“E anche i draghi?” Aveva chiesto Xiu Mei?

“Forse”, aveva risposto la mamma,“  e aveva abbassato lo sguardo.

Durante il volo ha quasi sempre dormito, ma una volta  ha guardato fuori e non ha visto le rondini, né le aquile, né i pesci. Ma soprattutto non ha visto i draghi.

Le è dispiaciuto di non vedere i draghi.  I draghi le piacciono moltissimo. Ne ha uno fatto di stoffa che le ha cucito la nonna. Si chiama Pao, come il suo cane. Cioè si chiama Pao 2, per distinguerlo dal cane. Si fruga in tasca, meccanicamente, ma sa già che Pao 2 è rimasto a casa, dimenticato nella confusione dell’ultimo giorno di quel viaggio lunghissimo.

“E arriveremo in un posto bellissimo, con case grandi e alberi pieni di fiori e uccellini canterini” aveva detto la mamma.

“E piene di biscotti?” Aveva chiesto lei.

“Tantissimi biscotti”.

Lei aveva spalancato la bocca per la meraviglia e aveva sorriso.

A cinque  anni Xiu Mei ha una fiducia assoluta in sua madre. La mamma non dice mai una bugia.

Davanti al nastro trasportatore suo padre la mette giù. Tutto il mondo rotola su sé stesso. Allora le vede. Tutte quelle gambe. Gambe nude, alte come colonne, piene di peli come le zampe di Pao.  Enormi.

Non devi piangere mai, ha detto la nonna, perciò non piange. Neanche quando un gigantesco piede, dentro ad un immenso sandalo la pesta e una smisurata mano pelosa le accarezza la testa dicendo quelle parole incomprensibili con un vocione forte come il rombo di un tuono.

“Scusa piccolina”. “Lalalalalala”.

Il rombo di tuono ha come un sentore di zucchero alla fine delle parole, dove la voce cade, e allora è davvero difficile non cedere ai singhiozzi e non chiedere alla mamma perché le ha detto una così grande bugia.

 “E arriveremo in un posto bellissimo, con case grandi e alberi pieni di fiori e uccellini canterini”

Ma la mamma non dice le bugie.

Allora vuol dire che hanno sbagliato posto.

O si sono persi.

Hanno sbagliato posto e si sono persi.

Mano Pelosa, incantata dai capelli di Xiu Mei, soffici come la pancia di un gattino, le fa un’altra carezza e dice parole che hanno il suono dolce salato della liquirizia.

La liquirizia le ricorda la nonna , il suo odore pungente di biscotti, il colore azzurro e oro della domenica mattina, la torta lunare così buona che si mangia in autunno, quando lei compie gli anni e  che le fa venire il mal di pancia. Qualche volta è bello avere mal di pancia perché allora la mamma  le dà le umeboshi, le dolcissime prugne che consolano di ogni male.

Se lì ci fosse un drago, il suo speciale drago da compagnia, gli chiederebbe di fare un incantesimo. Riportami a casa, gli direbbe, via da questo posto di animali pelosi, di piedi grandi, di occhi rotondi.Poi la mette nel suo lettino e le racconta la favola della principessa e il drago.

Via da questo posto senza nonna, e senza Pao, e senza liquirizia.

Dopo Mano Pelosa, piedi enormi la spingono, la pestano, mani sconosciute passano distrattamente una carezza sui suoi capelli neri, come se fossero una calamita. Una treccina si scioglie. Il fiocco colore lilla cade a  terra. Xiu Mei si china per prenderlo ma non fa in tempo perché uno stivale (uno stivale rosso, come se ci fosse la neve invece di quel caldo che le appiccica la maglietta alla schiena) lo schiaccia, lo riduce ad una briciola e se ne va.

“Perché piangi bambolina?” “Lalalilalalalala?” dice una di quelli con una massa di capelli gialli in testa. Xiu Mei non si è mica accorta che sta piangendo, tira su col naso  e smette immediatamente. Guarda la donna che le fa un grande sorriso pieno di denti, di sicuro saranno almeno cento e parla ancora.

“Sei stanca, vero?” dice Capelli Gialli  e chiedendo con lo sguardo il permesso alla mamma le offre una caramella.

Xiu Mei guarda la mamma che alza lo sguardo e fa un piccolo sorriso. Il primo di quel lungo viaggio. Fa un cenno con la testa, un cenno breve, come una principessa altera. “Si”

La caramella le pizzica la lingua.

E’salata, come le lacrime sospese nei suoi occhi.

E’dolce come lo sguardo della mamma che guarda Capelli Gialli come se la conoscesse.

E’forte, come la mano di suo padre che tiene stretta la sua.

E’ liquirizia.

Xiu Mei guarda Capelli Gialli. O Centodenti?  Si, la chiamerà Centodenti.

Centodenti  è lì che sorride con quella bocca smisurata. E’ bruttissima. Davvero. Ma non sembra cattiva.

Forse non sono così cattivi gli Animali Pelosi. Forse un giorno, con uno di quelli piccoli, potrà anche giocare nel giardino che avrà, nelle casa grande che avrà.

Xiu Mei lascia andare il respiro. Non si era accorta che lo stava trattenendo. Forse non si sono persi. Forse non hanno sbagliato posto. Forse andrà tutto bene.

Wèilài.

* Futuro

Grazie a Rachele per il disegno!