Il complesso di edipo spiegato a un bambino

– C’era una volta un fiore che voleva essere…

– Perché “c’era una volta?” Adesso non c’è più?

– Certo che c’è, è solo il modo in cui iniziano le favole

– E questa è una favola?

– Si, è una favola

– E perché parla di un fiore? Mi avevi detto che mi raccontavi la storia di un albero.

– Questa è la storia di un fiore e di un albero. Dammi il tempo!

– Va bene. Allora cosa faceva il fiore?

– Il fiore voleva essere un albero.

– Perché voleva essere un albero?

– Il fiore guardava l’albero sotto il quale era nato. Lo guardava da laggiù, dove viveva lui e lo   vedeva altissimo, con i grandi rami che si protendevano verso il cielo.

– Perché “pretendevano” il cielo?

– Protendevano. Vuol dire che i suoi rami si allungavano fino quasi a toccare il cielo. Tra i rami gli uccellini facevano il nido e cantavano tutte le mattine, appena sorgeva il sole. Il fiore invece, da laggiù, stava sempre all’ombra perché il sole non riusciva a farsi largo tra il fitto delle foglie, e il canto degli uccellini arrivava appena appena, come un pigolio dei pulcini.

– La mamma dei pulcini dov’era?

– La mamma dei pulcini è in un’altra favola

– Mi racconti quell’altra favola, quella della mamma dei pulcini?

– Dopo te la racconto. Ma ascolta questa, del fiore che stava laggiù, un po’ arrabbiato perché era così piccolo mentre l’albero era grande e bellissimo e pieno di forza. Il fiore invece era una cosina da niente, cinque petali di colore lilla, con due foglioline verde scuro e un gambo corto come il mignolino di un bambino.

– Come il mio?

– Proprio come il tuo

– E aveva paura il fiore di essere così piccolo?

– Aveva molta paura è di questo incolpava il grande albero, lo incolpava di portargli via il sole. “Se non fosse per te il sarei alto e bellissimo, avrei cinquecento petali e duecento foglie e gli uccellini farebbero il nido tra le mie foglie”, diceva. Se non fosse per te io sarei il più bello degli alberi. Il fiore si lamentava così, ma la sua voce era tanto sottile che non arrivava neanche alla cima dell’albero, e non arrivava neanche ai rami più bassi ma faceva un giretto lì in basso, dove viveva lui e il suo lamento se lo portava via il vento.

– Aveva freddo il fiore?

– Ascolta. Era estate quando l’albero era pieno di foglie e di canti di uccellini e il sole scaldava tutte le sue creature. Ma da un certo giorno il sole cominciò a scaldare sempre meno e certe mattine addirittura si dimenticava di alzarsi. Una mattina il cielo perse il suo colore azzurro, diventò tutto grigio, il sole non si alzò per niente, neanche per mezzo minuto, e un vento freddo e furioso prese a scuotere i rami del grande albero. Gli uccellini in tutta fretta abbandonarono i nidi e partirono in massa come una flotta di aerei per andare a scaldarsi sulle coste dell’Africa. L’albero si spogliò di tutte le sue foglie e rimase così nudo, con i lunghi rami che si pretendevano nel cielo come artigli di streghe. Le foglie cadevano al suolo, formando un fitto mantello che si posava su tutte le creature che vivevano lì sotto: i funghi, le formiche, il muschio e il piccolo fiore. Ah, che bel caldino faceva lì sotto, come si stava comodi e protetti e sicuri. Se non fosse per te, brontolava il piccolo fiore pensando all’albero, se non fosse per te… Ma guardando in su, occhieggiando tra una foglia e l’altra vide il grande albero spoglio, nero, senza neanche una foglia. Tutte le sue foglie erano a terra e la scaldavano. Allora il piccolo fiore ebbe dispiacere di essere stato così geloso dell’albero e si sentì così triste per lui che aveva perduto tutte le sue foglie che si ripromise che se l’albero…Ma l’albero, che aveva passato molti anni e molti inverni, sapeva che di lì a pochi mesi le sue foglie sarebbero spuntate di nuovo e gli uccellini sarebbero tornati e i ciclamini, laggiù ai suoi piedi, avrebbero formato un manto lucido di color lilla.

E quando tornò l’estate l’albero si ricoprì di foglie e di uccellini e il piccolo ciclamino, laggiù in basso, brontolava con l’albero che gli copriva il sole. Ma lo faceva così, per abitudine, perché adesso amava davvero tanto il grande albero.

– E sono diventati amici la quercia e il ciclamino?

– Molto amici. Vedrai.

– E mi racconti la favola del pulcino della mamma?

– Domani te la racconto. Domani.