Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso e non vi hanno mai raccontato

Quando avevo tre anni, in estate andavo in vacanza dai nonni. I miei nonni erano due: il nonno, che era corto con il naso rosso e aveva circa cento anni e la nonna, che era lunga con il naso sottile come una matita e aveva meno di cento anni, secondo me. La nonna, se c’era una cosa che non le piaceva di fare, era cucinare. Diceva sempre che sperava che qualcuno si inventava una pillola, così uno ne mangiava una alla mattina e una alla sera ed era a posto e non c’erano i piatti da lavare. Il nonno invece gli piaceva cucinare, ma non gli piacevano le pillole, perché ne doveva prendere cinque o dieci al giorno e il dottore gli diceva sempre: veh Augusto, che devi smettere di bere, anche se il mio nonno non beveva e soprattutto non si chiamava Augusto. Così penso che il dottore si era confuso con qualcun altro, forse il nonno di Claudio che era un bambino che viveva lì vicino.

Allora questo Claudio, che bisogna dirlo che a me mi era antipatico perché quando era nato aveva cominciato che urlava tutto il giorno, suo nonno diceva che era proprio un bel maschiotto e che aveva un gran bel pisellino. Io non so perché era così contento per un pisellino, che mia nonna ne aveva un cesto intero e li sbucciava per fare il sugo, anche se non era contenta per niente, perché l’ho detto che non le piaceva di fare da mangiare, ma lo stesso sgusciava i piselli e non si dava tutte le arie del nonno di Claudio per un pisello solo.

Però a quella faccenda del pisello ci pensavo spesso e allora un giorno lo chiesi a mio nonno cos’era quella storia. Mio nonno rimase un po’ zitto, si grattò il naso e poi disse che a certi bambini, quando nascevano, gli davano un tubicino per fare la pipì e che qualcuno lo chiamava pisellino e che a certi altri bambini gli davano un fiorellino per fare la stessa cosa. I primi erano maschietti e i secondi erano femminucce. Siccome io non avevo un pisellino, né un fiorellino, mi convinsi che non ero né un maschio né una femmina e questa cosa mi diede molto da pensare. Allora andai dalla nonna e le chiesi come si faceva a capire se un bambino era maschio o femmina, quando era vestito. La nonna rimase un po’ zitta, si grattò il suo naso a punta e mi disse che si capiva perché ai bambini maschi – quando nascevano – gli mettevano le scarpine azzurre e alle femmine quelle rosa. Così mi confusi del tutto. Le mie scarpe non erano azzurre, né rosa, ma nere, così mi convinsi che non ero un maschio, né una femmina e questa cosa non mi diede più da pensare perché forse era più divertente così.

Quando avevo sei anni e non andavo più tanto spesso in vacanza dai nonni perché ero grande e avevo un sacco di impegni, avevo le idee più chiare su quella storia dei maschi e delle femmine. Per esempio sapevo che a certe femmine gli piaceva cucinare, ma a mia nonna no, e a certi maschi gli piaceva bere il vino, ma a mio nonno no, anche se aveva sempre il suo naso rosso, e che a me mi piaceva cucinare, ma anche bere il vino ( anche se era superproibito) e mi piaceva leggere i libri e giocare a rubamazzo e fare i dispetti e mi piacevano i gatti e i cani, ma anche le lucertole e le conchiglie e i palloni e mi piaceva tutto quello che c’era al mondo, specialmente la cioccolata.

Allora mi venne in mente di scrivere una specie di guida per distinguere i maschi dalle femmine, visto che i grandi non sanno niente.

MASCHI

Gli piace la cioccolata

Starnutiscono se hanno il raffreddore

Si mettono le dita nel naso

Vogliono fare il presidente del mondo

Odiano le carote bollite

FEMMINE

Uguale. (Ma non si mettono le dita nel naso perché non sono così maleducate!)