Racconti Sottosopra2018-10-19T10:53:23+00:00

RACCONTI SOTTOSOPRA

Il lupo sotto il mantello

IL LUPO SOTTO IL MANTELLO Quando la signora Carolina arrivò al Reparto di Psichiatria, pochi denti marci tra labbra scorticate dal fumo e un puzzo antico di sonni da valium mal dormiti, si era d’estate e io non avevo trent’anni. Del suo amore smarrito: “Lui, lui se ne è andato, da tanti anni è andato lontano, io lo voglio trovare, lo voglio trovare, me lo faccia trovare…” presi la sua tristezza e la mia noia e, come ognuno che si creda Dio, m’inventai una storia. Perché, finché ci saranno parole per parlare, diremo a Spoon River, con Dorgas Giustine: “È assai lodato l’atto del ragazzo spartano che si nascose il lupo sotto il mantello lasciandosi divorare, senza lamentarsi. È più coraggioso io penso strapparsi il lupo dal corpo e lottare con lui all’aperto magari per strada tra polvere e ululi di dolore. La lingua è magari un membro indisciplinato ma il silenzio avvelena l’anima”. Così io regalai la sua storia alla signora Carolina, e le diedi anche serenaseventigoccepertre  perché, ad essere sinceri, un po’ pazza lo era davvero. Dalla raccolta di racconti “IL  LUPO SOTTO IL MANTELLO” vincitore 2° edizione premio letterario Mario Tobino.

By |03/10/2019|Categories: Racconti Sottosopra|0 Comments

Il fiore e l’albero

Il complesso di edipo spiegato a un bambino - C’era una volta un fiore che voleva essere... - Perché “c’era una volta?” Adesso non c’è più? - Certo che c’è, è solo il modo in cui iniziano le favole - E questa è una favola? - Si, è una favola - E perché parla di un fiore? Mi avevi detto che mi raccontavi la storia di un albero. - Questa è la storia di un fiore e di un albero. Dammi il tempo! - Va bene. Allora cosa faceva il fiore? - Il fiore voleva essere un albero. - Perché voleva essere un albero? - Il fiore guardava l’albero sotto il quale era nato. Lo guardava da laggiù, dove viveva lui e lo   vedeva altissimo, con i grandi rami che si protendevano verso il cielo. - Perché “pretendevano” il cielo? - Protendevano. Vuol dire che i suoi rami si allungavano fino quasi a toccare il cielo. Tra i rami gli uccellini facevano il nido e cantavano tutte le mattine, appena sorgeva il sole. Il fiore invece, da laggiù, stava sempre all’ombra perché il sole non riusciva a farsi largo tra il fitto delle foglie, e il canto degli uccellini [...]

By |12/04/2019|Categories: Racconti Sottosopra|1 Comment

Lo chiamavano Flamingo Bar

Lo chiamavamo Flamingo bar, ma si chiamava Bar 52, forse perché era al numero civico 52 di via degli Albari, a Bologna, proprio sotto casa mia. Flamingo era il barista, ma neanche lui si chiamava realmente così: il nome che leggevo sulla posta che si ammucchiava sul pavimento nei giorni di chiusura era Casadei, Giovanni Casadei. Veniva da un paesino romagnolo, il nome era tipico di là. Ma tutti lo avevano sempre chiamato Flamingo. Alle sette lo trovavo già al lavoro dietro il bancone d’acciaio: a quell’ora  preparava soprattutto cappuccini e caffè per gli impiegati della Cassa di Risparmio. Era la parte routinaria del lavoro. Riempiva i filtri, lavava le tazze, passava lo straccio per togliere i cerchi dei piattini, spolverava i granelli di zucchero con aria distratta, sbirciando la strada dove posteggiava, sempre in divieto, la sua Volvo color amaranto. Ogni due o tre mesi gli facevano una multa per divieto di sosta, era quasi una convenzione per i vigili che passavano ogni mattina di lì, una specie di tassa di sosta personalizzata. Stia attenta - mi diceva allora- ci sono i vigili stamattina. Era più amareggiato che arrabbiato, come per uno sgarbo ricevuto da un vicino solitamente gentile. [...]

By |23/03/2019|Categories: Racconti Sottosopra|2 Comments

Non confesserò

Non confesserò i miei peccati a nessun prete, né a pensierosi professori, né a parolai pagati per non patire con te per le tue sofferenze. Non confesserò i miei vaneggiamenti a vescovi rugosi, a vedove velate, a velocisti del giudizio, a ventenni splendenti, a vanesi ventriloqui che parlano con la pancia. Non confesserò le mie pecche a chi mi dà una pacca sulla spalla, a che mi picchia per piacere agli altri, a chi prende la palla al balzo per rimproverarmi i piccoli peccati. Non confesserò le mie mancanze a madri tenere né a madri mature, né a madri moraleggianti, non a mature matrone, né a magri mungitori di confidenze, né a mistici marziali . Ma lancerò una monetina nel cappello sgualcito di un mendicante come una dichiarazione di incapacità. contributo di: Alessandra Estreet Di Sante

By |16/01/2019|Categories: Racconti Sottosopra|1 Comment

Nel paese dove non esistono i draghi

Xiu Mei ha dormito per quasi tutto il volo. Ha anche sognato la nonna che le regalava un pacchetto di biscotti alla liquirizia e ripeteva quella parola: wèilài*, wèilài.  Adesso si è svegliata e non è più in aereo ma sta scendendo la scaletta in braccio a suo padre, il viso tondo come una  monetina che oscilla qua e là sulla sua spalla. L’aria le lecca la faccia come un fiato caldo. L’aria è umida come la lingua del suo cane Pae che è rimasto a casa. ­“Pae?” chiama, ma a bassa voce. E’ piccola ma non sciocca, sa che Pae non è lì. Ma pronunciare il suo nome la fa sentire meno estranea in quel posto confuso dove si trova adesso. Si mette una mano in tasca ma non trova nessun pacchetto di biscotti. Ne immagina il sapore dolce piccante sulla punta della lingua e gli occhi le si accendono di lacrime.   ‘Non devi piangere mai’ le  ha detto la nonna  ‘devi essere brava con i tuoi genitori che vanno lontano per un futuro migliore. Wèilài’. Di tutta quella lunga frase Xiu Mei ha capito solo ‘non devi piangere.’ ‘Futuro/ wèilài’ invece le è sembrata una parola [...]

By |19/12/2018|Categories: Racconti Sottosopra|0 Comments

I grandi non sanno niente

Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso e non vi hanno mai raccontato Quando avevo tre anni, in estate andavo in vacanza dai nonni. I miei nonni erano due: il nonno, che era corto con il naso rosso e aveva circa cento anni e la nonna, che era lunga con il naso sottile come una matita e aveva meno di cento anni, secondo me. La nonna, se c’era una cosa che non le piaceva di fare, era cucinare. Diceva sempre che sperava che qualcuno si inventava una pillola, così uno ne mangiava una alla mattina e una alla sera ed era a posto e non c’erano i piatti da lavare. Il nonno invece gli piaceva cucinare, ma non gli piacevano le pillole, perché ne doveva prendere cinque o dieci al giorno e il dottore gli diceva sempre: veh Augusto, che devi smettere di bere, anche se il mio nonno non beveva e soprattutto non si chiamava Augusto. Così penso che il dottore si era confuso con qualcun altro, forse il nonno di Claudio che era un bambino che viveva lì vicino. Allora questo Claudio, che bisogna dirlo che a me mi era antipatico perché quando era nato aveva [...]

By |29/11/2018|Categories: Racconti Sottosopra|0 Comments