LA MIA STORIA

Cosa fa uno psicoterapeuta? Ascolta. Prende le parole del racconto e le scompiglia. Le riordina e le disordina. Si ferma quando il paziente dice basta. A volte il paziente se ne va per sempre e questo è un basta molto grosso. Prova a riscrivere il racconto. Prova a dire l’indicibile, prestando le sue parole a chi non osa pronunciarle.

Odio mia madre. Vorrei morire. Voglio scappare. Non voglio più tornare.

Lo psicoterapeuta prende le parole e le presta al paziente, affinché non abbia più paura a pensarle. Le rende dicibili, rende loro onore.  Le libera del sospetto, dal peccato, dalla dannazione. Le rende affettuose. Perché dietro ad ogni odio rabbia noia c’è sempre l’amore, ma tocca scavare per andare a trovarlo. Ecco, mi viene in mente adesso: lo psicoterapeuta è uno scavatore. E quando si è toccato il fondo si può e si deve continuare a scavare. Perché è proprio lì sotto che è nascosto il Tesoro.

Cosa fa scrittore? Le  stesse cose. Sostituite la parola “paziente” con la parola “scrittore” e vedrete, il gioco è fatto.  E’ lo stesso lavoro.

CHI SONO?

Io sono il rosa. Già detto così fa un po’ paura, vero?

Io sono il vento che soffia sui tetti il primo giorno di primavera. Vabbè.

Io sono l’ultima onda del mare prima della bonaccia d’autunno. Certo certo.

Perché – se qualcuno rispondesse così – avremmo già fatto quella faccia, avete presente quella faccia con un sorriso alla Gioconda e lo sguardo rivolto all’infinito…sì, proprio quella faccia lì.

Perché la vera domanda, quando qualcuno chiede chi sei è cosa fai? Di lavoro proprio, per campare, per fare la spesa, per pagare le bollette ogni quindici del mese. E questo nella vita crea molto disagio e confusione e imbarazzo perché, credetemi, la mia risposta più sincera è che io sono il rosa. Il colore che più mi emoziona, che più mi assomiglia, che mi fa battere il cuore.

Ma io non faccio il rosa. Io faccio il  mestiere più antico del mondo.

No,non quello che avete pensato. MOOOlto più antico.

Il mestiere che fanno anche quelli che fanno il mestiere più antico del mondo.

Ascolto storie. ( e ti pagano?)

Racconto storie. ( come sopra)

Comunque la risposta è sì, ma poco. Convenzionalmente si chiama fare lo psichiatra. E Lo psicoterapeuta. Avete meno paura? Bè, fate male perché a me gli psichiatri e gli psicoterapeuti fanno una certa paura e so che qui cado in una certa contraddizione perché è anche il mio mestiere. Ma io cerco di farlo in un modo mio. Ascolto le storie che mi raccontano e le riscrivo insieme ai miei pazienti. Costruisco insieme a loro un romanzo. Il loro romanzo. Perché ogni vita è una storia pazzesca e ciascuna di loro merita di essere raccontata.

Scavatore e cantastorie.

Lo psicoterapeuta è uno scavatore, ma anche un cantastorie*. Anzi, volevo chiamare così questo blog. Ma mi avevano già  rubato l’idea. E allora adesso vi racconto un po’ la storia di questo blog. ( Che si chiama il sensoinverso, ve lo volevo ricordare).

*il cantastorie ( griot) in alcune culture africane avevano una fama ambigua, come gli psichiatri e gli psicoterapeuti nella nostra. Chi lavorava “solo” con le parole era considerato indegno di essere seppellito nella terra, non avendola mai lavorata. Pensavano che l’avrebbe resa infertile e sfortunata e, per questo motivo, i griot venivano seppelliti dentro le grandi cavità dei baobab.