Home2019-02-09T16:15:10+00:00

IL VASO DI RUBIN

– E’ un vaso

– No, è il profilo di due persone!

E’ un vaso o un profilo?
E se fossero entrambe le cose?

Invertire il punto di vista per mantenersi vigili, svegli e attenti. Perché ci vuole un attimo a rinunciare al pensiero. Al “no”, la più sacra tra le parole. Specie quando il gioco si fa duro e si deve cominciare a giocare.

Se qualcuno ha appena incontrato una persona speciale e sente le farfalle nello stomaco cosa risponderà più probabilmente? E lo stesso qualcuno venticinque anni dopo la fase “farfalle nello stomaco?” (Non metterò la voce IRONIA  quando faccio ironia, certa che chiunque legga più di tre parole dei miei scritti capirà che ne faccio un uso smodato – e sto cercando di smettere).

Ma, e questo è importante, con un piccolo scarto dello sguardo chi vede il vaso potrà facilmente vedere i due profili e viceversa.

Perché allenarsi a questo?

Perché avere una visione allargata di quanto ci succede attorno permette di non appiattirsi a tutto quello che gli altri ci raccontano.

Perché avere una visione allargata di quanto ci succede dentro permette di non credere a tutto quello che noi ci raccontiamo. E su questo ritorneremo.

E quindi avere

Una visione più lucida di quanto è fuori di noi e una visione più chiara di quanto succede dentro di noi.

Come si fa questo allenamento?

Andando in giro a raccattare storie e guardandole con lo scarto dello sguardo. Raccontando storie vere ma un po’ inventate, ma anche storie inventate però un po’ vere, storie di cose che ci accadono e storie che sono accadute a qualcuno vicino a noi, liberando la fantasia e usandola e abusandone come ci pare. Perché, incredibile ma vero, è legale! ( credo).

E quindi, a  proposito di sensinverso, racconterò una piccola storia vera.

Horror vacui, horror pleni

Horror vacui, horror pleni Qualche settimana fa ho letto su fb il post di Alessandra Di Sante, che potete leggere alla fine. Parla di come la sua casa si sia riempita man mano di cose, oggetti, fatture, scaffali e… È molto divertente, ma ha me ha fatto venire un po’ di angoscia e adesso, se vi va, vi racconto il perché. Avevo, molti anni, fa un amico (ma no, vi dirò la verità) era un amore, quindi avevo questo amore mio affetto da un gravissimo disturbo: l’horror vacui. Non poteva sopportare di vedere il più piccolo spazio vuoto in casa: le pareti erano piene di quadri, quadretti, manifesti, proclami, diplomi di laurea, cornicine, mensoline e minuscole acquasantiere. Ogni superficie libera dei mobili era coperta di tovaglie e tovagliette, piatti e piattini, caraffe e ciotoline, i centrini all’uncinetto pendevano orgogliosi da qualunque cosa da cui potessero pendere e, un brutto giorno, mi accorsi che anche i termosifoni erano stati dotati, come copertura, di sciarpette ricamate a punto croce. Questo mio amore era affetto, oltre che da un grave horror vacui, anche da una certa permalosità perciò, quando feci una battuta (innocente) chiedendogli se avesse intenzione di mettere qualche quadro anche [...]

Da |14/07/2019|Categorie: Signora Mia|0 Commenti

L’intruso

Succede che, in un pomeriggio che avremmo dedicato, che so, a rimettere a posto l’armadio, una vicina ( simpatica) ci inviti da lei ad assaggiare una torta nuova appena inventata. Le risposte possono essere due: accettiamo l’invito lasciando i vestiti invernali ed estivi a condividere pacificamente lo spazio o rifiutiamo e continuiamo a riordinare. La scelta dipende da tante cose: quanto l’armadio è in disordine, quanto lo sopportiamo, il disordine, quanto invece abbiamo voglia di una pausa, quanto siamo curiose del termine nuova. Ossia, si potrebbe dire che siamo disposti a deviare dalla nostra routine quanto siamo incuriositi da quello che ci succede, dall’imprevisto. L’imprevisto è uno strano accidente che capita e ci ben dispone o mal dispone ad accoglierlo. Adesso può succedere, a chi scrive, che all’improvviso un personaggio non voluto, non pensato e non programmato, si inserisca nella trama e si imponga. Un “personaggio in cerca d’autore”, che pretende che gli si faccia spazio in una storia che non lo prevedeva, che non lo riteneva necessario per il proseguimento del racconto, che perfino contrasta con l’atmosfera generale della trama. Cosa fare del personaggio molesto, dell’intruso? E perché si verifica questo misterioso fenomeno? Io credo che sia [...]

Da |27/06/2019|Categorie: Signora Mia|1 Commento

Sorella Morte

Le gravi condizioni cliniche dello scrittore Andrea Camilleri mi hanno fatto ricordare mio nonno. Quando mio nonno morì, a 92 anni, non fui molto addolorata. Non perché non gli volessi bene, al contrario, lo amavo così tanto che ormai era come se lo avessi assorbito con la pelle, come se la sua essenza fosse così parte di me che quel suo corpo esausto non ci servisse più, né a me, né a lui. Il problema era un altro. Come l’avrebbe presa la nonna? Erano cresciuti insieme e insieme erano rimasti, non perché a quel tempo usava così, ma perché si amavano. Io, bambina, lo vedevo quando lui, per scherzo, le slacciava il grembiule se lei gli passava davanti, o la lasciava vincere a carte perché lui era bravissimo e lei una schiappa, e si arrabbiava moltissimo quando perdeva. Vedevo il nonno, come un baro astuto, sprecare gli assi, “dimenticare” una carta, giocare male per vederla trionfante. “ Ho vinto!” diceva, e lui scuoteva la testa fingendosi dispiaciuto. Invece la prese con calma. Ogni sera, quando andava a dormire, gli lasciava un po’ di posto nel letto perché lui andava a trovarla. Mica che si fosse indementita o fosse [...]

Da |19/06/2019|Categorie: Signora Mia|1 Commento

Sei magliette di infelicità

Io non so niente rispetto alla vicenda che ha coinvolto il cantante Marco Carta. Non so - e nel contesto del ragionamento che provo a fare poco mi interessa - se le abbia comprate o rubate. Quello che è certo è che di quelle magliette non ne aveva bisogno. E sono altrettanto certa che, nell’armadio, abbia magliette sufficienti per i prossimi tre - quattro anni. Come me. Come voi. Come tutti quelli che abitano sopra la cintura dell’equatore. E sono anche certa che in quel momento, quando ha rubato ( o non rubato ) o comunque quelle magliette gli siano arrivate, lui fosse infelice. O, almeno, insoddisfatto. O inquieto. O fosse mosso da qualsiasi altra sensazione che gli ha fatto credere di aver bisogno di riempirsi di qualcosa. Perché questa è l’operazione che ci siamo abituati a fare: tradurre un’emozione in un bisogno, ma di una categoria diversa. La tristezza vorrebbe carezze, non torte al cioccolato; la paura vorrebbe incoraggiamento, non dieci gocce di ansiolitico; il malumore vorrebbe una passeggiata, non una borsa nuova.  Se ascoltiamo con attenzione le nostre emozioni, e se ci ascoltiamo con amore scopriremo che non abbiamo bisogno di accumulare cose, ma di essere [...]

Da |07/06/2019|Categorie: Signora Mia|0 Commenti

La formula della felicità

Un mio vecchio professore di psichiatria, dei tempi in cui mi stavo specializzando a Bologna, ci aveva insegnato quella che era la formula della felicità. La felicità, diceva, è essere egoisti. L’egoismo è spesso considerato negativamente, ma in realtà l’egoismo significa fare ciò che ci piace. Semplicemente. Con l’unico codicillo: quello che ci piace NON deve essere fatto danneggiando gli altri. Ci ho pensato molto alla frase del mio vecchio prof., uomo saggio e giusto come ne ho trovato pochi nell’ambiente universitario; ci ho pensato perché - un paio di settimane fa - ha cominciato a frullarmi in testa un’idea. Un’idea terribilmente egoistica: prendermi un mese intero tutto per me. Ora fate la prova: andate dai vostri parenti, amici, familiari, vicini di casa e dite: per un mese non sarò disponibile. Naturalmente per permettervi questa libertà dovrete aver predisposto tutto, organizzato la mamma, i gatti, l’annaffiatura del terrazzo, il ritiro delle raccomandate, dato un orario serale nel quale sarete raggiungibile ma, durante il giorno non guarderete il telefono. Non aprirete allo squillo del campanello di casa. Non guarderete face book. NON guarderete la televisione. Provate a dire ai vostri cari che avete questo progetto. Le risposte saranno: Mi [...]

Da |20/05/2019|Categorie: Signora Mia|3 Commenti

LE PAROLE PER DIRLO (titolo copiato)

POST LUNGO NEL QUALE PROVO A DIRE VARIE COSE CHE BASTEREBBERO PER TRE O QUATTRO PEZZI MA CHE IO VOGLIO DIRE TUTTE INSIEME E CREPI L’AVARIZIA Sono tornata da una breve vacanza a Maiorca. Un’isola azzurra e verde, con montagne a picco su un mare blu, ancora gelido. E qui ci sta un chissene, lo so, ma abbiate pazienza e aiutatemi a seguire il ragionamento che ho in mente, chiaro ma confuso. (Questo sarebbe un ossimoro, ossia una figura retorica che accosta due termini opposti o contrari. Per esempio la vita è un ossimoro perché mentre vivi stai morendo, la qual cosa cerchiamo di dimenticare con strategie varie, tra le quali fare le vacanze a Maiorca o simili. Bene,chiudo questo spiegone). Allora Maiorca dicevo, dove la gente parla spagnolo perché è un’isola spagnola. E qui provo a mettere un po’ in ordine la mia riflessione. Anche se lo spagnolo si capisce abbastanza bene – se lo parlano lentamente, se gesticolano abbastanza - se voglio capire devo fare attenzione, mettere in fila le parole, dotarle di senso. Mentre ero lì ci sono state le elezioni politiche: ho seguito le proiezioni, lo spoglio delle schede, ho capito abbastanza e alla [...]

Da |07/05/2019|Categorie: Signora Mia|3 Commenti

Le colpe dei padri ricadono sui figli?

E sì, insomma, ieri mi sono ritrovare nella pausa pranzo a battibeccare con uno sconosciuto su facebook. Che sarà l’età che avanza, o sarà questo grigio piovoso (anche se lo so che è buona cosa che piova e la campagna eccetera a me comunque mette di cattivo umore, o piuttosto di umore piccato, tipo quando quasi speri che qualcuno sia un po’ scortese, lo diceva anche Lucio Battisti* e insomma sto divagando come sempre) comunque, quale che sia la causa, questo signore sconosciuto prende Alessandra Mussolini come oggetto della sua invettiva dopo che l’attore Jim Carrey aveva fatto su di lei questo commento che, con il nonno che si ritrovava, non doveva fare politica. Non entro in merito a quello che fa o dice Alessandra Mussolini perché non trovo che sia questo il punto, ma sia piuttosto proprio il concetto di ereditarietà della colpa, e così ho risposto quello che penso e cioè che CIASCUNO DI NOI È RESPONSABILE DI SÉ STESSO. Per me è una pietra miliare: ho passato molto del mio tempo lavorativo a cercare di aiutare le persone a liberarsi dalle loro corazze familiari, ho passato moltissimo del mio tempo a cercare di liberare me [...]

Da |06/04/2019|Categorie: Signora Mia|1 Commento

Recensione e intervista da Cultura al Femminile

Intervista a Caterina Ferraresi, autrice de L’elogio del barista. Riflessioni semiserie di una psicoterapeuta sull’inutilità della psicoanalisi recensione di Cristina Casillo link alla pagina originale Ho avuto il piacere di conoscere Caterina Ferraresi,  psicoterapeuta di Bologna che ha pubblicato, con Marco Mazzoli, la raccolta di racconti Il lupo sotto il mantello; con Danilo di Diodoro, Lo gnomo della biblioteca; Naso di cane, grazie ad un articolo pubblicato nella pagina spettacoli del “Il Resto del Carlino” di Bologna. “La psicoanalisi? La fa il barista”. Questo era il titolo. L’articolo di Camilla Ghedini comincia così: “LA DIFFERENZA tra uno psicoanalista e un barista è molto semplice. Il primo non può dare consigli, anche se vorrebbe. Il secondo dà anche quelli non richiesti e lo fa con una schiettezza e leggerezza da fare invidia a una professionista dell’inconscio”. La mia curiosità per lo studio della psicoanalisi è sempre stata grande come lo stupore nel constatare che chi, come il barista citato dalla Ferraresi, facendo un lavoro a contatto con il pubblico riesca ad offrire un supporto sicuramente meno appropriato – per mancanza di conoscenza della scienza – ma simile a quello dello psicoterapeuta. Vendendo bevande dolci e calde come il caffè, al costo di poco più di un euro, offre [...]

Da |04/04/2019|Categorie: Signora Mia|2 Commenti

Caro amico ti leggo

Caro amico ti leggo. Oggi, 29 marzo, inizia a Verona il Congresso mondiale delle famiglie. In discussioni temi che riguardano la libertà della persona, la libertà di amare (ognuno come gli va, cantava Lucio Dalla) e  di fatto, e molto in sintesi, i diritti delle donne. Il parterre dei personaggi che lo animano consentirebbe facili ironie e le facce sono fin troppo suggestive dell'acume del buon vecchio e politicamente scorretto Lombroso. La tentazione di corredare questo articoletto con una foto dell’espressione di una Maria Giovanna Maglie, ex giornalista e ex un mucchio di cose, (quella che vorrebbe prendere sotto con la macchina Greta Thunberg per capirci) attualmente saggista, opinionista e fervida sostenitrice del congresso o di un Brian Brown (ex quacchero convertito padre di nove figli) è forte, ma il momento è cupo e ci sono tempi in cui l’ironia, grande meccanismo di difesa ma anche dichiarazione di superba superiorità, va lasciata da parte. Io oggi vorrei indicare con il cuore, come esempio di modernità, umanità e speranza per il futuro, un uomo modernissimo, anche se nato e morto nell’ottocento, Victor Hugo (1802- 1885). V.H. fu esiliato dalla Francia per quasi vent’anni a causa dei suoi discorsi appassionati [...]

Da |29/03/2019|Categorie: Signora Mia|6 Commenti

Chi si loda s’imbroda

Dice: perché non parli mai del tuo libro? Perché ho questo imprinting che mi ha lasciato mia nonna, quella pessimista. Diceva la nonna: chi si loda s’imbroda. Eh, dice, ma non è che ci sia tanto da lodarsi, non hai mica scritto La divina commedia. Sì, grazie, lo sospettavo (a questo servono gli amici!) E poi c’è un’altra cosa, della quale non sono ancora pronta a parlare, ma lo farò la prossima volta. O magari quella ancora dopo. Qualcosa che riguarda il sentimento che un autore può avere per un proprio libro DOPO che è venuto al mondo… Comunque adesso non voglio parlare di questo, non sono ancora pronta. Vi voglio invece parlare del PRIMA. Da dove nasce il mio libro, ve lo voglio  mostrare quando era solo un racconto, appena un groviglio di idee, all’INIZIO del concepimento. E cosa c’è più bello degli inizi? http://www.ilsensoinverso.it/racconti/lo-chiamavano-flamingo-bar/

Da |23/03/2019|Categorie: Signora Mia|0 Commenti