Home2019-10-03T10:56:43+00:00

IL VASO DI RUBIN

– E’ un vaso

– No, è il profilo di due persone!

E’ un vaso o un profilo?
E se fossero entrambe le cose?

Invertire il punto di vista per mantenersi vigili, svegli e attenti. Perché ci vuole un attimo a rinunciare al pensiero. Al “no”, la più sacra tra le parole. Specie quando il gioco si fa duro e si deve cominciare a giocare.

Se qualcuno ha appena incontrato una persona speciale e sente le farfalle nello stomaco cosa risponderà più probabilmente? E lo stesso qualcuno venticinque anni dopo la fase “farfalle nello stomaco?” (Non metterò la voce IRONIA  quando faccio ironia, certa che chiunque legga più di tre parole dei miei scritti capirà che ne faccio un uso smodato – e sto cercando di smettere).

Ma, e questo è importante, con un piccolo scarto dello sguardo chi vede il vaso potrà facilmente vedere i due profili e viceversa.

Perché allenarsi a questo?

Perché avere una visione allargata di quanto ci succede attorno permette di non appiattirsi a tutto quello che gli altri ci raccontano.

Perché avere una visione allargata di quanto ci succede dentro permette di non credere a tutto quello che noi ci raccontiamo. E su questo ritorneremo.

E quindi avere

Una visione più lucida di quanto è fuori di noi e una visione più chiara di quanto succede dentro di noi.

Come si fa questo allenamento?

Andando in giro a raccattare storie e guardandole con lo scarto dello sguardo. Raccontando storie vere ma un po’ inventate, ma anche storie inventate però un po’ vere, storie di cose che ci accadono e storie che sono accadute a qualcuno vicino a noi, liberando la fantasia e usandola e abusandone come ci pare. Perché, incredibile ma vero, è legale! ( credo).

E quindi, a  proposito di sensinverso, racconterò una piccola storia vera.

Il lupo sotto il mantello

IL LUPO SOTTO IL MANTELLO Quando la signora Carolina arrivò al Reparto di Psichiatria, pochi denti marci tra labbra scorticate dal fumo e un puzzo antico di sonni da valium mal dormiti, si era d’estate e io non avevo trent’anni. Del suo amore smarrito: “Lui, lui se ne è andato, da tanti anni è andato lontano, io lo voglio trovare, lo voglio trovare, me lo faccia trovare…” presi la sua tristezza e la mia noia e, come ognuno che si creda Dio, m’inventai una storia. Perché, finché ci saranno parole per parlare, diremo a Spoon River, con Dorgas Giustine: “È assai lodato l’atto del ragazzo spartano che si nascose il lupo sotto il mantello lasciandosi divorare, senza lamentarsi. È più coraggioso io penso strapparsi il lupo dal corpo e lottare con lui all’aperto magari per strada tra polvere e ululi di dolore. La lingua è magari un membro indisciplinato ma il silenzio avvelena l’anima”. Così io regalai la sua storia alla signora Carolina, e le diedi anche serenaseventigoccepertre  perché, ad essere sinceri, un po’ pazza lo era davvero. Dalla raccolta di racconti “IL  LUPO SOTTO IL MANTELLO” vincitore 2° edizione premio letterario Mario Tobino.

By |03/10/2019|Categories: Racconti Sottosopra|0 Comments

Io so io e voi non siete un c….

C'era una vorta un Re cche ddar palazzo mannò ffora a li popoli st'editto: "Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo, sori vassalli bbugiaroni, e zzitto. Io fo ddritto lo storto e storto er ddritto: pòzzo vénneve a ttutti a un tant'er mazzo: Io, si vve fo impiccà nun ve strapazzo, ché la vita e la robba Io ve l'affitto. Chi abbita a sto monno senza er titolo o dde Papa, o dde Re, o dd'Imperatore, quello nun pò avé mmai vosce in capitolo!". Co st'editto annò er Boja per ccuriero, interroganno tutti in zur tenore; e arisposeno tutti: "È vvero, è vvero!" C'era una volta un Re che dal palazzo mandò in piazza al popolo quest'editto: "Io sono io, e voi non siete un cazzo, signori vassalli invigliacchiti, e silenzio. Io sono capace di cambiare una cosa da uno stato all'altro e viceversa: Io vi posso barattare tutti per un nonnulla: Io se vi faccio impiccare tutti non vi faccio torto, Visto che Io ho il potere di darvi la vita e quel con cui vivere. Chi vive in questo mondo senza possedere la carica o di Papa, o di Monarca o di Imperatore, [...]

By |22/09/2019|Categories: Signora Mia|0 Comments

Horror vacui, horror pleni

Horror vacui, horror pleni Qualche settimana fa ho letto su fb il post di Alessandra Di Sante, che potete leggere alla fine. Parla di come la sua casa si sia riempita man mano di cose, oggetti, fatture, scaffali e… È molto divertente, ma ha me ha fatto venire un po’ di angoscia e adesso, se vi va, vi racconto il perché. Avevo, molti anni, fa un amico (ma no, vi dirò la verità) era un amore, quindi avevo questo amore mio affetto da un gravissimo disturbo: l’horror vacui. Non poteva sopportare di vedere il più piccolo spazio vuoto in casa: le pareti erano piene di quadri, quadretti, manifesti, proclami, diplomi di laurea, cornicine, mensoline e minuscole acquasantiere. Ogni superficie libera dei mobili era coperta di tovaglie e tovagliette, piatti e piattini, caraffe e ciotoline, i centrini all’uncinetto pendevano orgogliosi da qualunque cosa da cui potessero pendere e, un brutto giorno, mi accorsi che anche i termosifoni erano stati dotati, come copertura, di sciarpette ricamate a punto croce. Questo mio amore era affetto, oltre che da un grave horror vacui, anche da una certa permalosità perciò, quando feci una battuta (innocente) chiedendogli se avesse intenzione di mettere qualche quadro anche [...]

By |14/07/2019|Categories: Signora Mia|1 Comment

L’intruso

Succede che, in un pomeriggio che avremmo dedicato, che so, a rimettere a posto l’armadio, una vicina ( simpatica) ci inviti da lei ad assaggiare una torta nuova appena inventata. Le risposte possono essere due: accettiamo l’invito lasciando i vestiti invernali ed estivi a condividere pacificamente lo spazio o rifiutiamo e continuiamo a riordinare. La scelta dipende da tante cose: quanto l’armadio è in disordine, quanto lo sopportiamo, il disordine, quanto invece abbiamo voglia di una pausa, quanto siamo curiose del termine nuova. Ossia, si potrebbe dire che siamo disposti a deviare dalla nostra routine quanto siamo incuriositi da quello che ci succede, dall’imprevisto. L’imprevisto è uno strano accidente che capita e ci ben dispone o mal dispone ad accoglierlo. Adesso può succedere, a chi scrive, che all’improvviso un personaggio non voluto, non pensato e non programmato, si inserisca nella trama e si imponga. Un “personaggio in cerca d’autore”, che pretende che gli si faccia spazio in una storia che non lo prevedeva, che non lo riteneva necessario per il proseguimento del racconto, che perfino contrasta con l’atmosfera generale della trama. Cosa fare del personaggio molesto, dell’intruso? E perché si verifica questo misterioso fenomeno? Io credo che sia [...]

By |27/06/2019|Categories: Signora Mia|1 Comment

Sorella Morte

Le gravi condizioni cliniche dello scrittore Andrea Camilleri mi hanno fatto ricordare mio nonno. Quando mio nonno morì, a 92 anni, non fui molto addolorata. Non perché non gli volessi bene, al contrario, lo amavo così tanto che ormai era come se lo avessi assorbito con la pelle, come se la sua essenza fosse così parte di me che quel suo corpo esausto non ci servisse più, né a me, né a lui. Il problema era un altro. Come l’avrebbe presa la nonna? Erano cresciuti insieme e insieme erano rimasti, non perché a quel tempo usava così, ma perché si amavano. Io, bambina, lo vedevo quando lui, per scherzo, le slacciava il grembiule se lei gli passava davanti, o la lasciava vincere a carte perché lui era bravissimo e lei una schiappa, e si arrabbiava moltissimo quando perdeva. Vedevo il nonno, come un baro astuto, sprecare gli assi, “dimenticare” una carta, giocare male per vederla trionfante. “ Ho vinto!” diceva, e lui scuoteva la testa fingendosi dispiaciuto. Invece la prese con calma. Ogni sera, quando andava a dormire, gli lasciava un po’ di posto nel letto perché lui andava a trovarla. Mica che si fosse indementita o fosse [...]

By |19/06/2019|Categories: Signora Mia|1 Comment

Sei magliette di infelicità

Io non so niente rispetto alla vicenda che ha coinvolto il cantante Marco Carta. Non so - e nel contesto del ragionamento che provo a fare poco mi interessa - se le abbia comprate o rubate. Quello che è certo è che di quelle magliette non ne aveva bisogno. E sono altrettanto certa che, nell’armadio, abbia magliette sufficienti per i prossimi tre - quattro anni. Come me. Come voi. Come tutti quelli che abitano sopra la cintura dell’equatore. E sono anche certa che in quel momento, quando ha rubato ( o non rubato ) o comunque quelle magliette gli siano arrivate, lui fosse infelice. O, almeno, insoddisfatto. O inquieto. O fosse mosso da qualsiasi altra sensazione che gli ha fatto credere di aver bisogno di riempirsi di qualcosa. Perché questa è l’operazione che ci siamo abituati a fare: tradurre un’emozione in un bisogno, ma di una categoria diversa. La tristezza vorrebbe carezze, non torte al cioccolato; la paura vorrebbe incoraggiamento, non dieci gocce di ansiolitico; il malumore vorrebbe una passeggiata, non una borsa nuova.  Se ascoltiamo con attenzione le nostre emozioni, e se ci ascoltiamo con amore scopriremo che non abbiamo bisogno di accumulare cose, ma di essere [...]

By |07/06/2019|Categories: Signora Mia|0 Comments

La formula della felicità

Un mio vecchio professore di psichiatria, dei tempi in cui mi stavo specializzando a Bologna, ci aveva insegnato quella che era la formula della felicità. La felicità, diceva, è essere egoisti. L’egoismo è spesso considerato negativamente, ma in realtà l’egoismo significa fare ciò che ci piace. Semplicemente. Con l’unico codicillo: quello che ci piace NON deve essere fatto danneggiando gli altri. Ci ho pensato molto alla frase del mio vecchio prof., uomo saggio e giusto come ne ho trovato pochi nell’ambiente universitario; ci ho pensato perché - un paio di settimane fa - ha cominciato a frullarmi in testa un’idea. Un’idea terribilmente egoistica: prendermi un mese intero tutto per me. Ora fate la prova: andate dai vostri parenti, amici, familiari, vicini di casa e dite: per un mese non sarò disponibile. Naturalmente per permettervi questa libertà dovrete aver predisposto tutto, organizzato la mamma, i gatti, l’annaffiatura del terrazzo, il ritiro delle raccomandate, dato un orario serale nel quale sarete raggiungibile ma, durante il giorno non guarderete il telefono. Non aprirete allo squillo del campanello di casa. Non guarderete face book. NON guarderete la televisione. Provate a dire ai vostri cari che avete questo progetto. Le risposte saranno: Mi [...]

By |20/05/2019|Categories: Signora Mia|3 Comments

LE PAROLE PER DIRLO (titolo copiato)

POST LUNGO NEL QUALE PROVO A DIRE VARIE COSE CHE BASTEREBBERO PER TRE O QUATTRO PEZZI MA CHE IO VOGLIO DIRE TUTTE INSIEME E CREPI L’AVARIZIA Sono tornata da una breve vacanza a Maiorca. Un’isola azzurra e verde, con montagne a picco su un mare blu, ancora gelido. E qui ci sta un chissene, lo so, ma abbiate pazienza e aiutatemi a seguire il ragionamento che ho in mente, chiaro ma confuso. (Questo sarebbe un ossimoro, ossia una figura retorica che accosta due termini opposti o contrari. Per esempio la vita è un ossimoro perché mentre vivi stai morendo, la qual cosa cerchiamo di dimenticare con strategie varie, tra le quali fare le vacanze a Maiorca o simili. Bene,chiudo questo spiegone). Allora Maiorca dicevo, dove la gente parla spagnolo perché è un’isola spagnola. E qui provo a mettere un po’ in ordine la mia riflessione. Anche se lo spagnolo si capisce abbastanza bene – se lo parlano lentamente, se gesticolano abbastanza - se voglio capire devo fare attenzione, mettere in fila le parole, dotarle di senso. Mentre ero lì ci sono state le elezioni politiche: ho seguito le proiezioni, lo spoglio delle schede, ho capito abbastanza e alla [...]

By |07/05/2019|Categories: Signora Mia|3 Comments

Il fiore e l’albero

Il complesso di edipo spiegato a un bambino - C’era una volta un fiore che voleva essere... - Perché “c’era una volta?” Adesso non c’è più? - Certo che c’è, è solo il modo in cui iniziano le favole - E questa è una favola? - Si, è una favola - E perché parla di un fiore? Mi avevi detto che mi raccontavi la storia di un albero. - Questa è la storia di un fiore e di un albero. Dammi il tempo! - Va bene. Allora cosa faceva il fiore? - Il fiore voleva essere un albero. - Perché voleva essere un albero? - Il fiore guardava l’albero sotto il quale era nato. Lo guardava da laggiù, dove viveva lui e lo   vedeva altissimo, con i grandi rami che si protendevano verso il cielo. - Perché “pretendevano” il cielo? - Protendevano. Vuol dire che i suoi rami si allungavano fino quasi a toccare il cielo. Tra i rami gli uccellini facevano il nido e cantavano tutte le mattine, appena sorgeva il sole. Il fiore invece, da laggiù, stava sempre all’ombra perché il sole non riusciva a farsi largo tra il fitto delle foglie, e il canto degli [...]

By |12/04/2019|Categories: Racconti Sottosopra|1 Comment

Le colpe dei padri ricadono sui figli?

E sì, insomma, ieri mi sono ritrovare nella pausa pranzo a battibeccare con uno sconosciuto su facebook. Che sarà l’età che avanza, o sarà questo grigio piovoso (anche se lo so che è buona cosa che piova e la campagna eccetera a me comunque mette di cattivo umore, o piuttosto di umore piccato, tipo quando quasi speri che qualcuno sia un po’ scortese, lo diceva anche Lucio Battisti* e insomma sto divagando come sempre) comunque, quale che sia la causa, questo signore sconosciuto prende Alessandra Mussolini come oggetto della sua invettiva dopo che l’attore Jim Carrey aveva fatto su di lei questo commento che, con il nonno che si ritrovava, non doveva fare politica. Non entro in merito a quello che fa o dice Alessandra Mussolini perché non trovo che sia questo il punto, ma sia piuttosto proprio il concetto di ereditarietà della colpa, e così ho risposto quello che penso e cioè che CIASCUNO DI NOI È RESPONSABILE DI SÉ STESSO. Per me è una pietra miliare: ho passato molto del mio tempo lavorativo a cercare di aiutare le persone a liberarsi dalle loro corazze familiari, ho passato moltissimo del mio tempo a cercare di liberare me [...]

By |06/04/2019|Categories: Signora Mia|1 Comment